PENSIERI IN LIBERTA' PER COMRENDERE LA MIA ARTE
Benvenuti in LUMETTACARICONE: I COLORI DELL’ANIMA, il sito ufficiale di un’artista poliedrica che esplora pittura, scultura e fotografia. Scoprite la fusione di tecniche e stili, partecipate a workshop e seminari per approfondire il percors,o artistico
Il Mio Percorso
Scoprite di più su di me: la mia fusione tra tradizione e modernità, l’arte dei colori vibranti e la creazione di concetti innovativi.
di Alda Sgarro
È davvero possibile sfiorare per un attimo il senso della vita e dell’universo intero e coglierne l’essenza nelle opere di un’artista?
Questa è la sfida che Lucia Caricone ha deciso di lanciare con la sua produzione artistica, che spazia dalla pittura alla scultura, proponendo un’originale fusione tra arte visiva e musica: ogni opera è al tempo stesso strumento singolo con la sua melodia, e parte di un tutto, l’orchestra. Su ciascuna si stende l’intreccio di linee, ideali pentagrammi, che corrono decise, curvandosi, incrociandosi o disegnando spirali. A completare lo scenario i colori, che partendo dalle tinte del nero e dell’argento, proseguono risplendendo nei toni dei gialli e dei bianchi “lunari”, toccando la passione dei rossi per poi sprofondare negli abissi del blu e volare nei cieli dell’azzurro.
La melodia che si materializza davanti agli occhi racconta il senso della vita sin dalla sua creazione, che ha origine da un materiale inerte, apparentemente morto, quale la polvere di marmo che l’artista utilizza per realizzare la sua originale miscela. Poi improvvisamente una linea inizia il suo cammino diventando al momento stesso punto di partenza e ricordo lontano. La riflessione profonda di Lumetta prende così corpo, la sua mano veloce e decisa disegna la trama, le linee si incrociano e si incontrano, nell’intreccio infinito, scambiandosi emozioni e esperienze, per poi proseguire ognuna per la sua strada.
Ogni opera di Lumetta sembra dunque arrestare il flusso del tempo fissando, come in un fotografia, il passato il presente e il futuro, finalmente fusi in un unico ed eterno istante. La vita di ognuno di noi, con l’infinità di scelte possibili e l’eterno scontro tra il “libero arbitrio” e il Caso, è racchiusa così in ogni tela e in ogni scultura. La rottura intenzionale delle gabbie della bidimensionalità permette l’immersione senza soluzione di continuità nel mondo reale e la creazione con esso di un legame invisibile ma indissolubile.
“Musica” è forse l’opera che più di tutte comunica con assoluta immediatezza il messaggio che l’artista vuole trasmettere: in essa il tempo regna sovrano e si può quasi percepire con l’orecchio il suo battito, inesorabile e inarrestabile, come quello della vita. I nastri sinuosi che da essa si dipartono rappresentano invece l’anima che si espande capricciosa nello spazio circostante, incurante di una “griglia” regolare che le appare troppo stretta. Nessun limite spaziale può esserle imposto: la scultura sembra quasi “sfilacciarsi” e perdersi in una dimensione “altra” che ha assunto ormai i tratti dell’indefinito.
Ci sembra dunque di poter affermare che l’artista Lumetta ha vinto la sua sfida: la sua arte è viva, supera i limiti spazio-temporali imposti dalla materia per penetrare in un mondo extra-sensoriale, sfiorando per un attimo, ma senza mai afferrarla del tutto, l’essenza dell’universo, del genere umano e della vita di ognuno di noi.
"DA UN CAMPO DI GRANO NASCE LA FORMA"di Mirella Casamassima
I monocromi di Lumetta, pur partendo da tracce figurative, alberi e spighe, entrano nella poetica dell’Informale. La materia diventa protagonista e la texture rivela la sua essenza.Pittura aggettante, a rilievo, sempre in conflitto con una bidimensionalità limitante.La stesura pittorica immerge in sé spaghi, cordoni, filamenti, ma soprattutto trame di tela quadrate, romboidali, compatte o sfrangiate.
Il processo sembra capovolgere la tradizione del fare pittura: qui la tela inverte il proprio ruolo di supporto e diventa immagine, forma, non più nascondendosi, ma portandosi in primo piano, per rilevare, di se stessa, la sua più intima struttura, nelle variabili della texture.
Come nell’Informale: dalla materia stessa nasce la forma attraverso un processo non di diversa qualità pittorica, non di stesure diverse di pennello, ma grazie ad un’unica stesura materica, monocroma, che genera la forma solo attraverso i differenti strati quantitativi di pittura… la lezione delle hautes pates è viva. La tela che da sempre nella tradizione storica della pittura, a trama fitta o larga, ha avuto una funzione di supporto, ora, in qualità di brano oggettuale, di tramatura materica scomponibile, si porta in primo piano, e rivela allo spettatore i segreti della sue strutture più intime e segrete.
Così, non sembri strano se Lumetta si muove contemporaneamente sul piano della pittura e della scultura, lavorando anche sul tema delle installazioni.
Qui il filo di ferro compone corpi umani e oggetti, in miniatura o dalle dimensioni reali, creando scene quotidiane che in sé conservano, a volte, il ricordo dei calchi di Segal, privi, però, di quel lontano carattere spettrale americano, ma fluidi e ironici.
Non scultura di pieni, bensì di vuoti, fatta di punti e linee: la linea si torce, corre decisa incrociandosi in punti definiti con le altre linee, formando così volumi, corpi…umani intenti nelle più disparate situazioni quotidiane. La linea prolifera anche all’interno di provette, piccoli corpi chiusi sottovetro, e ovunque si spande un’umanità disegnata ma tridimensionale.. strutture, ancora una volta, anime interne della scultura.
Fantasmiche, talvolta, le figure: l’uomo legge un libro dalle pagine bianche…le parole sono cadute per terra, si sono divise in lettere sparse, impossibile ricostruire frasi, messaggi, storie…lettere cadute, anche loro ricondotte al primario ruolo di strutture formali, alfabeti, grammatiche.
Destrutturazione e decodificazione della frase, del messaggio semantico e, quindi, ancora una volta, strutture primarie, lettere e alfabeti, come i punti, le linee, la materia: veri protagonisti dell’immagine visiva di Lumetta.
"MUTAMENTI - CONCETTI SPAZIALI" di Rosa Di Donna
Caricone Lucia, in arte “Lumetta” nata a Carapelle (Foggia), laureata in Arti visive e discipline
dello spettacolo nel corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Foggia è stata accuratamente
selezionate dalla gallerista Rosa Didonna, curatrice di numerose mostre, artista e direttrice della
galleria d’arte contemporanea Globalart.
Le opere dell’artista destano un confronto tra tecniche miste, pittura, e sculture,
ognuna con specifica invenzione scultorica-pittorico-plastica, richiamo di gradi più avanzati della
ricerca artistica di mutamenti.
Burri e Fontana hanno la particolarità di due poetiche distinte e diverse fra loro ma, restano
entrambi avvinti alla tela. La materia di Burri e la concezione spaziale di Fontana affrontate dalle
generazioni degli artisti minimalisti e dell’arte povera sino ai protagonisti dell’arte dell’environment
e della scultura en plein air, diviene studio e ricerca dell’artista Lumetta. Così, se per Burri la
materia è stata di volta in volta ‘presentata’ nelle elaborazioni dei “Catrami”, dei “Sacchi”, delle
“Plastiche”, delle “Combustioni”, dei “Ferri”, dei “Cellotex”, dei “Cretti”, fino allo straordinario
“Cretto di Gibellina” per Fontana l’assidua definizione della spazialità avviene sotto il segno dei
suoi “Concetti spaziali”, siano essi le sculture del ’47 o i “Buchi” e i “Tagli _ Attese” degli anni tra il
’49 e il ’58, oppure gli “Ambienti”, le “Nature”, i “Quanta” e i “Teatrini” e altre creazioni in metallo
o al neon .Tutti percorsi che conducono alla ricerca artistica della stessa. La personale di Lumetta
alla Globalart è impostata verso l’osservazione spaziale delle opere ideate per la proiezione di
“immagini quasi luminose in movimento”. Un altro percorso parallelo è dedicato alla pittoscultura.
Approfondimento sempre in continua ricerca sperimentale delle fasi preliminari di studio dell’opera
dei grandi maestri dell’arte.
“SQUARCI DI SOCIETA'” di Sabrina Delliturri
Lucia Caricone, in arte LUMETTA, opera nel suo studio a Carapelle in provincia di Foggia. Sin dall’età adolescenziale matura un certo interesse per l’arte, interesse che concretizza con il conseguimento della laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia.
Per la personale presso la Galleria GLOBALART, la gallerista Rosa Didonna ha accuratamente scelto le ultime produzioni dell’artista. I percorsi paralleli tracciati nella mostra “MUTAMENTI-CONCETTI SPAZIALI” rappresentano l’emblema di denuncia sociale, contestualizzata nella sfera contemporanea.
Soggetto delle opere è senza dubbio una pessimistica, nonché romantico-idealista, denuncia della condizione di disagio sociale della quale è schiavo l’uomo sin dalla nascita, ciò attraverso la realizzazione di elaborati che mescolano scultura e pittoscultura. “ La felicità e il piacere è sempre futuro, cioè non esistendo, né potendo esistere realmente, esiste solo nel desiderio del vivente”, cita Leopardi , l’attenzione al contrasto insanabile dell’uomo sempre in bilico tra desidero e volontà prende forma nelle opere “Il palo della cuccagna” e “Fuga dal nulla” nelle quali Lumetta ha utilizzato materiali di uso comune come bottiglie, provette e fili di rame. Anche la realizzazione pratica delle opere possiede dei forti richiami simbolici: le figure antropomorfe sono il risultato di un assemblaggio di forme curvilinee e spiraliche, dedite a rappresentare la perdizione labirintica che è la vita dell’uomo contemporaneo.
La trattazione di questi “squarci di società” è velata da una apparente ironia che lascia una libera e duplice interpretazione delle opere di Lumetta, i diversi piani di lettura offrono un ennesimo spunto al fruitore, spingendolo ad interrogarsi su se stesso e sul mondo che calpesta. “Il miglior amico dell’uomo” opera che apparentemente mostra un topos della nostra società, ossia un uomo con il suo cane, in realtà mira a denunciare uno status di perenne solitudine umana.
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"LUMETTA: LA FITTA TRAMA DELLA PERCEZIONE" - Di Daniele Nardiello
Osservare le opere di Lumetta equivale ad un viaggio sentimentale dal reale verso l’iperreale, ovvero la conquista percettiva di una realtà che si accresce, motivandosi ed arricchendosi della dimensione spirituale.
Lucia Caricone, Lumetta, è un’artista pugliese che parte dalla passione, dal bisogno travolgente di tradurre in espressione figurativa l’osservazione della natura, per poi formalizzare, tecnicizzare, sistematizzare la sua ispirazione in un costrutto solido, elegante, originale. Le sue composizioni sono i frutti stessi del fertile terreno artistico, ma rappresentano nel contempo il nutrimento della matrice incorporea, che trascende la natura cellulare, per sublimarsi nei campi eterei dell’immateriale, dell’inconscio emotivo. Dalla rappresentazione equilibrata all’impulso plasma-fantasmagorico il passo è fin troppo breve. Gli alberi scheletrici, scarni nella loro viscerale ramificazione, preludono alle stilizzazioni incurvate, alle figure spiralizzate, sculture che sembrano nascere spontaneamente dai vortici della materia. Metalli conduttori di energia vitale, che plasmano figure dinamiche, che tuttavia emanano istanti di riflessione, riverberi di vite vissute, rifrazioni di passioni lontane.
A metà strada tra pittura e scultura, gli intrecci si sublimano nelle tecniche miste su tela. Attraverso la sericità tangibile dei filati polimaterici si estrinsecano i percorsi emozionali apparentemente ordinati, ma realmente imprevedibili. Si dipanano nei tratti e nelle volute, quasi a voler intrappolare i frammenti della realtà, osservata attraverso filtri pressocchè monocromatici. Bagliori improvvisi generano fusioni di luci e forme; suggestive convoluzioni si intersecano nei paesaggi arcani, evocativi di incroci metropolitani super-dimensionali; giochi spaziali si flettono nelle infinite sfaccettature della coscienza allargata.
Il nome Lumetta ci evoca un’immediata assonanza con “lumen”, dal significato di “luce”, ma anche suggestivo di “conoscenza”, di “sapere”. La carriera di un artista, infatti, è quasi sempre un percorso evolutivo, ma anche conoscitivo, didascalico, sperimentale. Prende le mosse dall’osservazione stupefatta della natura esteriore, per poi ripiegarsi, avvilupparsi, contorcersi nel brulicante mondo delle idee, delle emozioni, dei sentimenti, dei ricordi, della più recondita interiorità.
“Se si rischiarassero le porte della percezione, ogni cosa apparirebbe all’uomo come essa veramente è, infinita”. William Blake (1757-1827), poeta, artista e incisore inglese.
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"ALLE RADICI DEL CONTEMPORANEO: IL “REALISMO FREDDO” DI LUMETTA" di Valerio Grimaldi
C’e’ una tensione permanente nella pittura meridionale , quasi una febbre fisiologica che segna percorsi differenziati al centro della terra e della natura . Scavando nelle emozioni di rimbalzo che arrivano da un habitat naturalistico infestato di radici profonde ed irrinunciabili, l’artista, fatte le debite eccezioni, squaderna immancabilmente un paesaggio retorico ed insieme lirico, riproduce, in accelerazione incontrollata ed assordante, visioni frammentate nel colore delle origini: irrinunciabile eredità genetica che non conosce e non concede che qualche pausa di racconto e poche evasioni controllate.
E’ così che la pittura del sud diviene spesso una successione di icone ripetitive e per copia conforme quasi urgesse alle porte una istanza sociologica e di rappresentazione di un mondo altro, di un confine invalicabile, di una morfologia unica ed irripetibile. Non è un caso, infatti, che si parli di realismo e naturalismo mediterraneo – fatto di solarità accentuate ed aggressive combinate in momenti di vissuto povero e antico – a celebrare costume, tradizione, situazioni trasmesse nel tempo e nella storia.
Accade allora che per l’inderogabile di questo patrimonio estetico le prime stagioni di ogni artista meridionale tendano a ripercorrere regole e formule certe di un passato che non si dimentica. Incrociando, qualche anno fa, le opere di Lumetta se, da una parte, non ho potuto fare a meno di avere conferma di una pittura al femminile che viveva l’angustia ed il condizionamento di una cronaca e di un mondo famigliare epicentro di tutte le emozioni ed urgenze del suo racconto, alcune fughe liberatorie mi fecero presagire che lo stanziale di certe serialità figurative non sarebbe stato leit motif di direzione obbligatoria e permanente, di quell’intimo diario vissuto nella piccola cronaca dei sentimenti.
Certo che le solitudini incantate di quelle barche sole e fermate in lunghi silenzi metafisici, le tranches di paesaggio percorse dai profili di antiche rovine, lo sporgersi di sedimentati tronchi e rami calcinati dal sale e dal vento del mare, gli orizzonti lunghi di un verde lagunare, acidulo e rancido stavano ad indicare una pittrice di intensa vita interiore, senza cedimenti ad un facile sentimentalismo, ma piuttosto concentrata in una figurazione scabra, asciutta, essenziale.
Il contemporaneo di quelle immagini stava nella più pura pittura di tradizione in cui Lumetta si sentiva comunque stretta come in una camicia di forza: le acque piatte di quell’ormeggio tranquillo rappresentavano per lei, in effetti, una forte limitazione al suo fare arte inteso come emersione autonoma ed originale dalla marmellata di artisti omologati del territorio. Ed è arrivata la svolta inevitabile. Senza dimenticarsi né perdersi per strada, in una indagine attenta sui codici e su di una scrittura pittorica innervata e verificata nel tempo dell’immagine, la pittrice foggiana ha aperto aggiornate stanze di memoria e di nuova oggettività quasi a praticare il pensiero di Robert Rauschenberg quando scriveva “la mia sola intenzione è mettere a confronto la gente con la sua esistenza quotidiana. E di fargliela osservare da una visuale differente, come fosse la prima volta”.
Il cambio di velocità è evidente, l’immersione nel contemporaneo ancora di più. Lumetta trasforma oggi l’oggetto in quadro, spalanca le finestre sul mondo di una nuova realtà, neutralizza le irrilevanti filigrane emotive del suo precedente naturalismo per nuove frequentazioni riscattando e attribuendo nuova dignità estetica alla suanatura: si fa strada una rilettura attenta, a volte graffiante, iconoclasta e straniante, di un “popular” solare e mediterraneo dove il dito non è puntato sul rito consumistico o seriale ma, pur nel rarefatto e lontano porsi della immagine, si sviluppano temperature sentimentali, magiche nel loro assoluto verismo.
Siamo nei territori di quel “realismo dei sopravvissuti” che non a caso si è dotato dell’aggettivo magico per trovare nuova spinta e credibilità nel tempo dell’oggi. Ma la negazione dei tagli di luce, della puntigliosa definizione quasi fotografica, del gusto della composizione di un Ventrone sono il mondo nuovo, originale di Lumetta.Nell’artista permangono carnosità alternative, frutta, bulbi, tuberi sono distaccati e di grande inquietudine metafisica, ordinati in geometrie che si rincorrono o fermati, ancorati in uno stand-by irreale se non impossibile. In questo realismo freddo si esalta un loro anomalo vitalismo, quasi monumentale e disingannato: non è un caso, infatti, che l’opera che presenta due anonimi peperoni sia intitolata “Omaggio a Claes Oldenburg”.
In effetti come i maestri della pop-art Lumetta non si limita a ripetere forme e contenuti dei prodotti di massa ma ne sceglie alcuni dei transferts più significativi facendoli lievitare in una loro vita autonoma, senza compiacimenti letterari o incantate suggestioni evocative. Nature come paesaggio estraniate e, nel contempo, effimere, di una eccitante banalità e di un fascinoso spaesamento quasi surreale.
Non sembrino contradditoria inversione di rotta, infine, alcune opere recenti in cui spiccano come protagonisti spezzoni di antiche case, frontali di templi, antiche vestigia architettoniche rintracciate in un percorso tra agenda fantastica e archeologia dell’emozione. I silenzi e le solitudini dell’oggetto vivono lo stesso spaesamento di questi ruderi di memoria, di queste visioni tra sogno e testimonianza, tra la storia vissuta e la storia raccontata. Come le verdure, i fiori, i frutti della terra vivono una loro vita autonoma ed assente così vivono la presenza dell’assenza queste pietre che assumono strane temperature sospese tra realtà e finzione quasi a significare la loro improbabilità ad esistere.
"LUMETTA O DEL PARADOSSO IPERREALE" di Donat Conenna
LUMETTA O DEL PARADOSSO IPERREALE
Il processo di demitizzazzione a cui storicamente l’arte si è lasciata sottoporre, nell’area mediterranea e altrove, ci induce a credere che la più acclarata legittimazione del concetto di immagine sia stata quella greca, attraverso l’equazione “Perfezione formale uguale perfezione artistica”.
In effetti, l’Ellade e poi Roma, dove l’assioma fu accolto, glorificato e diffuso, hanno rappresentato il punto di riferimento geostorico dell’assunto “perfezione plastica uguale arte”. E’ molto difficile negare questo diritto di primogenitura di tutte le espressioni: riportare il vero. Ma la demitizzazione del bello classico non può evitare, anche attraverso l’analisi più disincantata, come, per esempio, quella condotta da Lucia Caricone, al secolo Lumetta, che ci si trovi di fronte al dettato di una lex storica, che vuole ogni linguaggio, quello dell’arte in primis, legato ai parametri del tempo che lo hanno fomentato. E, quindi, per evitare che il lavoro iperverista di Lumetta sia considerato, dopo le grandi stagioni trans e post, solo un tentativo qualsiasi di conservazione, anzi di ricompattamento dell’immagine tradizionale, occorre “accendere la luce” su queste tele e risolvere l’equazione di cui sopra, in modo che la perfezione plastica, voluta fortemente dalla pittrice, non sia l’adesione ad uno dei tanti “ritorni all’ordine” imposti dai cicli e ricicli storici.
C’è un indubbio risvolto di carattere naturalistico-culturale (anzi esistenziale) nella pittura neo-pop di Lumetta. La pittrice si chiede con questa sublimante “perfezione” dell’oggetto ortofrutticolo, se la natura non stia subendo un degrado allarmante delle sue armonie formali, ortogoniche e (se consentite ad un amante dei sapori antichi) organolettiche. Tanto da assurgere -per gioco forza- questo rigoroso plasticismo iperreale di nature tutt’altro che morte, queste gentili armonie agricolturali, ad auspicio archivistico di conservazione della specie, nell’imminenza e nell’immanenza dell’attacco frontale di una sigla inconosciuta, OGM, che sconvolge la botanica e la flora, stravolge specie e raccolti, avvolge gusti e sapori in un mortifero nulla alimentare.
Il fruitore delle opere di Lumetta può trovare in queste operazioni di verità iconologiche, il nesso tra la bella composizione da conservare quale imago naturae a rischio di estinzione grazie all’azione di organismi geneticamente modificati, e quella sorta di falso ideologico e ideografico e filologico, quindi morfologico che è la produzione agricola d’oggi.
Ecco la grande peculiarità che pone Lucia Caricone, giovane, giovanissima operatrice delle arti visive, un passo avanti tra i nomi pur validi dell’iperrealismo prossimo futuro. La pittrice pugliese, veniente proprio da un’area di sana cultura agricola, più dei molti, dei tanti aedi dell’ars pittorica naturalistica, ne ha alimentato il sacro fuoco, sfuggendo alla perniciosa sindrome della tradizione figurativa, pur professando -è un paradosso- la più classica delle convinzioni formali. Lumetta sfugge, scientemente, per fatto dicotomico, alla tematica tradizionale pur utilizzando i media più tradizionali: la forma e l’immagine, la tela ed il colore.
È raro che ciò accada, nella tipologia operativa contemporanea.
Lucia Caricone, per la sua raison d’etre, si è formata ai maestri del secondo Novecento, dalla rigorosa espressione classica. Da Annigoni ad Arturo De Stefano a Riccardo Tommasi Ferroni. È “posseduta” da un forte richiamo icastico, teorico, teoretico anzi, che condiziona grandemente l’impatto con la tela da pigmentare. Con questo bagaglio, Lumetta sfugge al condizionamento della mentalità accademica, grazie ad un “vaccino”, un reagente psichico che per fortuna l’accompagna e che la porta a considerare l’immagine vista, si come momento ideale di bellezza, come perimetro di tutti i valori estetici, ma senza agiografia, retorica, ufficialità. (E che altro è l’arte classica, se non un campionario di agiografia, di belvedere, di “maniera”, di “immagine ufficiale” ad usum del potente, del mecenate, del committente?).
Lucia Caricone, dunque, si è trovata, negli anni della discenza artistica, se non nel bel mezzo di un eldorado ortopittorico (pensiamo ai naturamortisti contemporanei, da John de Andrea a Luciano Ventrone) sicuramente tra sedimentazioni scolastiche – l’icona vegetale vista come baccello madre di vita, come in J. Sanchez (1602) ovvero in G. Garzone, 1689, a Palazzo Pitti che le hanno dato completezza e maturazione. Potremmo chiudere con il Poeta, “…realtà v’ò cercando, ch’è sì cara”, se non ci accorgessimo che non di realtà trattasi, ma di libertà, di vedere e di riportare in luce i frutti della terra. In forma vera. Sino ad una sensazione tattile, tridimensionale.
"POETICO MONDO INTERIORE" di Maria Dora di Giacomo
Molte opere, acquistate dai tanti “amatori d’arte”, testimoniano la significativa presenza, nelle arti figurative, della validità pittorica di Lucia Caricone, in arte Lumetta, e l’attuale stato raggiunto dalla sua ricerca pittorica. Si avverte in esse la progressiva maturità, acquisita nell’esercizio quotidiano del suo intenso percorso d’arte. Comunicare, mediante la forma ed i colori, quei particolari aspetti della natura non facilmente colti dalla natura dell’oggi; i molti “angoli nascosti” nel ricordo, nel “ripostiglio” della memoria; i tanti scorci del paesaggio; le scene di vita cittadina, le diverse “situazioni” rivissute nei sogni e che hanno riscontro nella realtà, è importante per Lumetta. Significa dare vita al poetico mondo interiore che è dentro di noi, intessuto di emozioni, di palpiti, di fermenti, quel groviglio di sensazioni da poter rappresentare sulle tele. La realtà da lei osservata viene interpretata con fantasia senza alterare l’intima essenza e l’interpretazione dei sogni, dei simboli, delle attese. Queste sue rappresentazioni le consentono di trasmettere quelle avvertite e verificate emozioni che emotivamente coinvolgono, perché riescono a trasmettere quelle nuove sensazioni capaci di far cogliere il rapporto esistente, spesso accettato anche se conflittuale tra l’essere e la sua natura.
Superando poi quella fase che è caratterizzata dall’interesse per la realtà, Lumetta trascende i confini per poter far intravedere i sentimenti, i pensieri, i desideri. Tesa nella ricerca, supera lo stadio della semplice figurazione pittorica, di solito incentrata sull’interpretazione della realtà naturale e dei suoi molteplici e diversi aspetti, per rendere evidenti gli stati d’animo. E, in particolare, quelli femminili: la donna (e non solo per lei) è, sia nel mondo della cultura e dell’arte, sia nella realtà, l’emblema della natura. Le sue nudità sono elementi di bellezza, di purezza, di perfezione. Evidenziandole, conferisce alla donna una poetica intensa sia nei suoi diversi aspetti ed espressioni, sia nel paesaggio in cui vive ed opera: nelle casupole disseminate nelle distese agresti e nei rifugi allestiti nelle piccole spianate ricavate negli anfratti nelle cui calette “curiosa” il mare.
Servendosi della sua sensibilità e delle tecniche pittoriche, Lumetta sviluppa nelle sue opere un proprio modo di comunicare, molto apprezzato, di cui si avverte l’ansia: è lo scambiarsi di un dialogo tra la pittrice e la fruizione che porta ad un felice “incontro”.
"AVVENTURA PITTORICA" di Angela Mastropietro
Dotata certamente della quintessenza dell’artista, la pittrice pugliese Lumetta, mai sazia dei traguardi raggiunti, è sempre pronta a tuffarsi in nuove, esaltanti avventure pittoriche, che insegue col suo pennello docile ed ubbidiente.
La pittrice non si accontenta delle soluzioni che di volta in volta la sua ottima tecnica e la formazione culturale le dettano, ma allarga l’orizzonte, per scoprire nuovi modi di far vivere e parlare i suoi colori, per disegnare nuove ed originali figure del suo mondo.
L’artista ha raggiunto, oggi, una splendida ed entusiasmante armonia tra realtà, simbolismo e positività. Alcune tematiche, che regnano nei suoi quadri, esprimono e comunicano serenità e un’enfasi sognante, nostalgica, come un risveglio dai suoi ricordi e delle sue più intime sensazioni.
È questa la vera forza dell’artista; riuscire con la propria poesia a recuperare sogni che si relegano nel fondo della memoria.
"LUMETTA, TRA SOGNO E REALTA' di Alfonso Maria Palomba
L’artista carapellese si è conquistata un suo personale modo di comunicare con i colori che, per quanto giocato su più piani tecnici e tematici, trae la sua modalità più autentica di espressione dalla volontà della pittrice di dar vita sulla tela ad un poetico mondo interiore, intessuto di emozioni, palpiti e fermenti dinanzi alla realtà, osservata spesso nei suoi aspetti di concretezza e nelle forme usuali dell’accadere, reinterpretata più frequentemente alla luce del sogno, della metafora e del simbolo. Proprio nella dialettica continua realtà/sogno/simbolo è la chiave di lettura del percorso artistico di Lumetta che, senza cedimenti a “ismi” di moda, ma solo ascoltando le “voci di dentro”, sa trasmettere, attraverso i suoi dipinti, emozioni coinvolgenti e suggerire sensazioni nuove, capaci di far cogliere anche all’osservatore più frettoloso i rapporti esistenti tra le cose, tra l’uomo e la natura, tra gli spazi reali e gli spazi immateriali. C’è, infatti, nella pittrice, che vive ed opera in una cittadina di provincia, un’effervescenza creativa traboccante, esercitata a più livelli ed in più direzioni, a testimonianza di un percorso di ricerca variegato e speso in soluzioni diverse, tutte, però, poste su un piano di processualità e di complementarità ad un tempo.
A livello del continuo cambiamento di sé, segnale di un mondo interiore in divenire, è facile osservare come Lumetta sia passata da una fase caratterizzata da un interesse per il dato reale, per il fenomenico, per le “cose” del suo microcosmo ad una stagione più matura in cui il dato della concretezza oggettuale, pur nella sua corposità, esce di prepotenza dalla propria staticità e si libra nell’aria con tale dinamismo da riuscire, poi, a trascendere i confini della realtà per diventare sentimento, pensiero, desiderio. Si pensi, per il primo momento, alle numerose tele di “Natura morta” o a quelle dedicate ai più diversi tipi di “Fiori” o a quelle di ambientazione domestica, in cui l’eleganza della linea s’intreccia con una punta di calligrafismo, giocato tutto sul verde, sul rosso e sull’oro che, combinati ad arte, fanno giochi cromatici di persuasione, rendendo godibili le immagini. Si pensi, invece, per il periodo successivo, al trittico “Libertà”, “La piccola tessitrice”, “La venditrice di fiori”, che risalgono al biennio 1998/99: tre storie di una realtà drammatica dei nostri tempi raccontate con la magia dei colori, tre vicende penose che diventano, nell’immaginario pittorico ed umano dell’artista un unico pensiero di rabbia, una sfida coraggiosa all’indifferenza, un incontenibile desiderio di cambiamento.
Lo stesso concettualismo figurativo, segnato dall’irrompere della storia nella vicenda artistica di Lumetta, è in “Nostalgia”, dove la fissità dello sguardo della figura rappresentata sembra scavare l’orbita della realtà circostante per inseguire quella di un paese lontano che è vivo e presente nella mente e nel cuore dell’extracomunitario; è in “I colombi e la fontana”, in cui Lumetta, con sicura abilità tecnica, sa stemprare la tensione della denuncia dei quadri precedenti nella proiezione ottimistica dei due colombi -uno bianco e l’altro oscuro- che bevono alla stessa fontana; è in “Il fanciullo e i colombi”, in cui il tema della fanciullezza violata recupera, attraverso le tonalità riposanti dell’impianto cromatico, la sua condizione di incanto e tutta la sua vividezza di luce grazie al sorriso appena accennato del ragazzo che offre la mano ai colombi in volo.
Sono tutti temi/motivi/pensieri che collocano la ricerca di Lumetta, autodidatta di talento, su un piano si sperimentazione pittorica, in cui predomina la tematica del “dicibile”, giocato sul “detto” e sul “non detto”, due poli significativi dell’esperienza artistica della pittrice carapellese che fanno di lei un’artista apprezzata, sensibile, mai paga dei traguardi espressivi raggiunti.
In questo incessante divenire è proprio il nucleo fondante della pittura di Lumetta, che fedele a se stessa, non si arrende mai, ma è sempre alla ricerca del “movimento”, del superamento continuo di sé: forse è proprio una metafora dell’ansia dell’artista di conseguire mete nuove “Lo sciatore” che compie il suo percorso muovendo, per quanto lentamente, verso la sommità innevata della montagna/traguardo.
La ricerca di Lumetta, infatti, si esercita anche su altri versanti, come quando trasforma in immagini motivi del suo repertorio interiore, siano essi tracce di “viaggi dell’anima” verso plaghe lontane nello spazio e nel tempo o residui di viaggi reali.; o come quando si cimenta nella riproduzione di nudi di donna di poetica intensità o delinea paesaggi di sapore naïf; o come quando libera la sua creatività nel sogno, disegnando distese e paesaggi marini mai visti se non nell’immaginazione, maculate pantere in fantastiche foreste, scenari arabeggianti al di là del mare.
Nel sogno come fuga dalla vicenda della storia, nell’atmosfera di magia che trasforma la realtà in una landa da scoprire con gli occhi stupiti di un fanciullo, nell’intrigo di natura e umanità, nella dialettica vissuto-immaginato è il senso dell’arte di Lumetta, il suo modo di comunicare, la sua ricerca del dialogo, il suo modo di essere donna ed artista in una realtà provinciale che non molto concede alle donne: Lumetta, però, non si accontenta e prosegue la sua ricerca di un incontro della sua sensibilità con gli altri. Prima o poi -siamo certi- questo incontro si realizzerà.
"L'ARTE COME PROCESSO" di Alfonso Maria Palomba
Lucia Caricone, talentuosa pittrice carapellese, per natura non è mai paga dei risultati conseguiti, ma è continuamente protesa verso la ricerca di modi sempre nuovi e tali da interpretare in modo pregnante ed incisivo il rapporto dall’artista stabilito di volta in volta con il proprio tempo, vissuto sul versante psicologico come evoluzione di sé in progress e su quello sociale come ermeneutica della realtà circostante. L’arte, in vero, di Lucia Caricone – dalle sue prime prove a quelle della maturità di oggi – non è mai fuggiasca dalla vita, anzi l’artista si nutre di essa e ad essa si avvicina con curiosità intellettuale, <<raccontandola>> con lo spirito di un’ avventura grandiosa per unicità e significato. L’arte, però, per Lucia Caricone non è mai pura imago di ciò che è, fotografia dell’esistente o mera rappresentazione della realtà fenomenica, bensì è vissuta come possibilità di guardare la natura e gli eventi con occhi nuovi,di <<giocare>> con gli oggetti del reale, di vivere e di guardare con intima adesione la materia trattata: Lucia Caricone, in altri termini, non <<si eclissa>> né si mimetizza nelle sue opere, ma, sorretta dalla sua fine sensibilità a piene mani trasfusa in tutti i segmenti del suo percorso professionale, sa dare <<voce>> – la sua <<voce>>, le sue emozioni, i suoi aneliti, le sue speranze – all’intera sua produzione artistica, fatta di quadri, di sculture e di <<installazioni>>, attraversate tutte da una sorta di <<fil rouge>>, da una specie di filigrana che accomuna le opere della poliedrica artista carapellese, tanto da farle diventare pagine di un unico libro dai mille colori e pluridimensionale ad un tempo. La versatilità creativa, infatti, coniugata alla ricerca continua, costituisce la cifra interpretativa, oltre base fondativa, dell’arte di Lucia Caricone, oggi collocabile lungo la traiettoria di una climax ascendente innervata nell’idea del miglioramento in fieri, che ha dentro di sé il principio della progressività e della prossimalità: sa l’artista carapellese agire per graduali e flessibili conquiste ed è capace di saper cambiare, di sapersi valutare, di migliorarsi a mano a mano che si fa più urgente dentro di lei l’esplorazione del nuovo. In questo senso il miglioramento diventa anche incessante sperimentazione di territori artistici sempre nuovi, sostenuta da una cultura della ricerca di soluzioni originali e marcatamente personali. Così, dopo una fase iniziale (cfr. l’antologia delle opere esposte a Foggia, presso la << Sala Propilei>> della villa comunale, dal 5 al 13 febbraio 2000), in cui Lucia Caricone ha dato prova non solo di essere in grado di ri-generare il dato esperienziale sulla scorta di una <<lettura>> personale che riesce a raggiungere le radici dell’umana consistenza, ma anche di saper prestare ascolto all’irrompere della storia nel suo microcosmo esistenziale ( cfr. il trittico << Libertà>>, << La piccola tessitrice>>, <<La venditrice di fiori>>); dopo una fase intermedia (cfr. la mostra tenuta a Foggia,presso Palazzo Dogana, dal 12 al 24 gennaio 2008), caratterizzata da quella che Gaetano Cristino ha chiamato << la magnificazione della natura>>,scintillante di luci e di colori legati agli elementi naturalistici raffigurati; ecco oggi Lucia Caricone alle prese con le <<installazioni>>, originali forme d’arte per le quali ha ricevuto consensi diffusi. Fra i tanti riconoscimenti ricevuti mi piace qui ricordare il traguardo conseguito a Giovinazzo (Ba) dall’artista carapellese, che dal novembre scorso è legittimamente iscritta nell’albo d’oro del premio nazionale Natiolum (vedi l’immagine accanto). Si tratta di un’opera particolarmente significativa non solo per la forma artistica, ma anche per il tema trattato.
Biografia e curriculum di Caricone Lucia Lumetta
Caricone Lucia in arte Lumetta è nata a Carapelle (Foggia) nel 1963. A Foggia consegue il diploma presso l’Istituto Magistrale “C. Poerio”. Fin da giovanissima matura interesse per la storia dell’arte e le tecniche pittoriche che approfondisce frequentando lo studio del prof. Salvatore Del Vecchio. Esordisce come autodidatta ma in seguito consegue la laurea in Arti visive e discipline dello spettacolo nel corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Foggia. Predilige dipinti ad olio su tela ma non disdegna tecniche miste, incisioni, affreschi, mosaici e sculture. Alla fine degli anni ’90 inizia ad esporre in gallerie italiane ed europee ed in importanti fiere d’arte. Attualmente lavora nel suo studio di Carapelle. Sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche come la Quadreria del Castello Svevo di Trani (Bari), la galleria “Il mondo dell’Arte” di Roma, la galleria Mag’Art di Mantova e la galleria Ariele di Torino. Tra le sue personali FOGGIA, Palazzetto dell’Arte, 1998-2000; Sanremo (IM), 22 Febbraio – 10 Marzo, 2003; Porto Sant’Elpidio, Villa Murri, 12-28 Settembre 2003; Bologna, Galleria D’Arte De Marchi, 21 Febbraio-5 Marzo, 2004; Stresa (Novara), Mediapolis c/o Centro Congressi Hotel Astoria, 17-30 Ottobre, 2004; Potenza, 14-30 Settembre Museo Archeologico Provinciale; Roma, “Il mondo dell’Arte”, 16-23 Giugno 2007; Trani (BA), Castello Svevo, 2007; Barletta, Castello Svevo, 2007; Foggia, Palazzo Dogana, Gennaio 2008; Castelmezzano (Pz), Palazzo Parrella 26 Luglio – 2 Agosto 2009; Giovinazzo (Ba), Sala “Il Bastione” 21-29 Agosto 2009; Torino, Galleria Ariele, minipersonale, 29 Gennaio -12 Febbraio 2011; Pesaro, “Naturalia”, Alexander Museum Palace Hotel, 1-15 luglio 2011; Noicattaro (Ba), Galleria Globalart, “Mutamenti Spaziali”, 29-30 Marzo/29Aprile 2012; Giovinazzo (Ba), “Intrighi d’arte” Sala Bastione AM Art Gallery 21-31 luglio 2012; Giovinazzo (Ba), “Oltre” Sala Bastione AM Art Gallery 20-30 luglio 2013; Giovinazzo (Ba), “Colori” Sala Bastione AM Art Gallery 17 -27 agosto 2014. Principali Rassegne collettive e personali recenti Mola di Bari, 2001; Bari, Galleria la Vernice, 2001; S. Lucia di Mentana (Roma), 2002; Potenza, Galleria Idea Arte, 2002; Pescara, Galleria Arte Italia, 2002; Gioia del Colle (Bari), Club Gioia, 2002; Meisterschwanden, Kunst Forum International (Svizzera), 2002; Torino, La Telaccia, 2002; Porto Sant’Elpidio (AP) Villa Baruchello, 2002; Bratislava (Slovacchia), Glass Art Design, Galleria Simone, 2002; Sanremo (IM), Hotel Nyala, 2002; Barletta (BA), Ass. G. De Nittis, 2002; Spotorno (SV), Lions Club, 2003; Ostuni, (Brindisi), 2003; Porto Sant’Elpidio, Villa Baruchello, 2003; 2004; EXPO Bari, 2004; ARTE PADOVA FIERA, 2005; Expo Bari, 2005; Roma, “Premio Terna” 2008; Cascina (PI), 12 Settembre- 10 Gennaio 2009, “Impulsi di colore”; Bari, Fiera del Levante, 14-16 Settembre 2009; Longarone (Belluno) Fiera d’arte, 17-19 Ottobre 2009; Forlì, Arte Fiera, 6-9 Novembre2009; Reggio Emilia, Fiera d’arte 2010; Fucecchio (FI), Hotel Vedute, “Sahara”, 15 febbraio 31marzo 2010; Milano, Salone Internazionale del mobile, 15-19 aprile 2010; Caserta, Reggia – “Alla corte dei Borbone” 7-21 maggio 2010; Caiazzo (Caserta), Palazzo Mazziotti, “All’ombra dell’ulivo” 24 maggio 4 giugno 2010; Scandiano (Reggio dell’Emilia), Rocca dei Boiardo, 22 maggio – settembre; Rieti, Biennale “CENTRO ITALIA”, dal 29 Maggio al 27 Giugno 2010; Spoleto (Terni), Spoleto Festival Art, 23-27 Settembre 2010; Spoleto (Terni), Premio Eureka, 25 settembre 2010 2° classificata; Giovinazzo (BA), IX Ed. Premio Nazionale Natiolum – Novembre 2010 Premio per la Tecnica; Terni, Palazzo Montani Leoni sede Fondazione Carit, “Rassegna d’Arte Contemporanea”, 30 aprile-15 maggio 2011; Terni, palazzo Mazzancolli, Premio Eureka 9 giugno 2011; Fano (PU), “Rosso luce Nero tenebra” Chiesa di San Michele – Fondazione Carifano 30 luglio – 8 agosto 2011; Giovinazzo (Bari), PREMIO NAZIONALE NATIOLUM 29 ottobre – 9 novembre 2011 – 1° Premio; Torino, “LIBERE VARIAZIONI CONTEMPORANEE”. Galleria Ariele 12-26 novembre 2011; Volterra, Rosso Luce, Nero Tenebra” 24 aprile – 1 maggio 2012; Giovinazzo (Bari), PREMIO NAZIONALE NATIOLUM novembre 2012 – 1° Premio Sezione Fotografia; Da dicembre 2012 collaborazione con Orler Lab: clip in onda su canale 78 del digitale terrestre e spazio nel sito www. artetvlab.com; Torino, “Materia viva” Galleria 20 15- 29 marzo 2014; Giovinazzo (Ba), “Mediteraneo/ Voci” Sala Bastione AM Art Gallery 25 luglio – 5 agosto 2014; Giovinazzo (Bari), PREMIO NAZIONALE NATIOLUM 6-14 dicembre 2014 – Premiata; Collaborazione con Galleria Orler: intervista a cura di Alessandra Bardeschi in onda su Sky 918 e canale 78 del digitale terrestre, spazio nel sito www.affordableartpoint.com; Trani, Palazzo Palmieri Artisti premiati per la “Maratona delle cattedrali” 20 dicembre 2014; Potenza, Cappella dei Celestini di Palazzo Loffredo “Incontr’Arte” 5 – 31 Gennaio 2015; Collaborazione con Galleria Orler: da gennaio 2015 intervista a cura di Guido Corrado in onda su Sky 918 e canale 78 del digitale terrestre. Intervista sempre visibile su YouTube Style Channel Orler: voce all’artista Lucia Caricone. Potenza, “AmalArte… e scoprile il volto” Spazio InArte Exibit 14 febbraio – 7 marzo 2015; – Solito posto solita ora – 28, marzo 26 aprile Globalart – Noicattaro (BA); PUNTI DI VISTA a cura di Roberta Filippi in onda Martedì 26 maggio STYLE CHANNEL Streaming Tv, presenti alcuni dipinti – 1-10 agosto “Controcorrente”; AM Art Gallery Sala Bastione Giovinazzo Bari; 11-20 “Summer”. AM Art Gallery Sala Bastione Giovinazzo, Bari; 3° Festival Globalart International Art. Castello Svevo Termoli 23 Agosto – 2 Settembre 2015; “Lux” – Sala Bastione Giovinazzo (BA) personale di pittura e scultura 21/30 Agosto 2015 AM Art Gallery; Prima Mostra dell’Arte Accessibile 04-27 settembre 2015 Galleria d’Arte Orler Punta Ala (Gr); IV ed. PREMIO NAZIONALE NATIOLUM Sala Bastione – Giovinazzo dicembre 2015; – IV Tappa del Festival Internazionale Globalart alla Maccaroneria di Gragnano (NA) 16-24; – Sfida tra talenti Galleria Globalart Noicattaro (BA) 30 gennaio – 16 febbraio; 12 marzo-16 aprile 2016 Concorso Internazionale Globalart 2016 Noicattaro (BA) Secondo Premio ex aequo; -AM Art Gallery PrimaverArte 1/30 Maggio a Giovinazzo (BA); In Anonimato 28 maggio -18 giugno 2016 Galleria Globalart Noicattaro (BA) personale di pittura e scultura; “Concerto d’opere” 11-20 agosto 2016 sala Bastione Giovinazzo (BA) personale di pittura e scultura; “Voci e volti” 21-30 agosto 2016 sala Bastione Giovinazzo (BA). Sito Internet: www.lumetta.it www.affordableartpoint.com https://www.facebook.com/lumetta.lucia.caricone YouTube Style Channel Orler: voce all’artista Lucia Caricone E-mail: lumetta@teletu.it luciacaricone@gmail.com Elleci Studio d’Arte: Via Indipendenza, 22 Carapelle